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Hai registrato e mixato il tuo nuovo brano, dovresti occuparti del mastering, ma non sai bene da dove iniziare?

Non ti preoccupare, con questo articolo provo a darti una mano.

Il mastering è una fase molto importante nella produzione musicale, perché ha lo scopo di ottimizzare la traccia finale e predisporla alla distribuzione.

In questo articolo vediamo uno dei miei ultimi progetti di mastering del 2020, così puoi prendere ispirazione per i tuoi prossimi lavori.

Il brano è Too Pink di Fabrizio Sicuro, di cui ti condivido il link Spotify e del videoclip ufficiale.

Se preferisci puoi usufruire degli stessi contenuti di questo articolo guardando il seguente video.

Siamo pronti? Let’s go.

Overview del mastering

Tanto per iniziare, sentiamo un estratto di Too Pink prima e dopo il mastering.

I volumi delle due tracce sono regolati in modo da percepire più o meno lo stesso livello di intensità.

In tal modo possiamo sentire la differenza in termini di tono e carattere, senza farci ingannare da sbalzi di volume.

Per percepire bene le sottigliezze, ti raccomando di utilizzare le tue cuffie migliori (se non le hai ancora, leggi questo articolo ;))

Prima del mastering.
Dopo del mastering.

Da notare come il suono della traccia dopo il mastering sia più coeso, ricco e bilanciato.

Prima di andare avanti, ti anticipo che quasi tutti i plugin utilizzati per il mastering di Too Pink sono a pagamento, ma non preoccuparti, perché per ciascuno ti indicherò una possibile alternativa gratuita.

1) Headroom

Il primo step è verificare che ci sia abbastanza headroom.

In genere vogliamo che i picchi restino sotto i 6-7 dB.

Se così non è, correggiamo modificando il gain della traccia.

È importante lasciare margine per avere più spazio di manovra nelle fasi successive ed evitare di dare ai plugin input troppo alti, col rischio di andare in clipping o incappare in altri fenomeni sgradevoli.

Per questa traccia non è stato necessario modificare il gain perché comunque i picchi sono ampiamente al di sotto dei 6 dB.

È giusto dire che non vanno bene neanche valori troppo bassi, altrimenti il rumore aggiunto da alcuni plugin potrebbero diventare udibile.

In genere, vanno bene valori di true peak compresi indicativamente tra -15 e -6 dB.

Per questa traccia non è stato necessario abbassare il gain dappertutto, ma solo in alcune parti, tramite un’automazione, non perché si sforassero i -6 dB, ma per ridurre leggermente il divario di intensità tra le strofe e il ritornello.

mastering - gain

In tal modo, i compressori successivi lavorano meno e, di conseguenza, modificano meno la dinamica originale del brano.

2) Fade in e fade out

Il secondo step, rito quasi imprescindibile del mastering, è l’impostazione di fade in e fade out, per evitare partenze o conclusioni “brusche”.

mastering - fade in out

3) Dinamica

Il terzo step riguarda il controllo della dinamica.

L’obiettivo è fare in modo che l’inviluppo venga controllato e modellato, ma nel modo meno invasivo possibile.

Così, alla fine, possiamo spingere di più il volume finale, massimizzando la loudness.

Compressori stile analogico

In questo brano ho utilizzato una catena di due compressori, uno stile LA-2A e uno stile banco SSL.

I due plugin, oltre a modellare l’inviluppo e incollare bene i suoni del mix, imprimono il carattere e il calore tipici dei due compressori storici a cui si ispirano.

Ciascun compressore lavora in modo discreto e poco invasivo, comprimendo al massimo di qualche dB.

mastering - compressor

Vediamo due alternative free dei plugin.

Il primo è sostituibile con il LALA, mentre il secondo dal BUSTERse.

Entrambi i plugin sono prodotti da Analog Obsession e godono di buoni feedback.

Compressore multibanda

A seguire ho applicato un compressore multibanda, che per ciascun range di frequenze attutisce di circa di 2-3 dB.

I tempi di attacco e rilascio sono settati in modo da rispettare la ritmica del brano.

Questo strumento è più trasparente rispetto ai due precedenti, nel senso che non aggiunge colorazione.

Anche in questo caso, lo scopo è ottimizzare la potenza del suono, comprimendo nel modo più opportuno ciascuno dei 4 range in cui il compressore multibanda agisce.

Il plugin utilizzato è l’Ozone Dynamics, che si può sostituire con il compressore multibanda della DAW, che nel caso di Logic è il Multipressor.

In alternativa, si può utilizzare il plugin gratuito Tokyo Dawn Records NOVA, un ottimo equalizzatore dinamico.

Una cosa interessante da notare a questo punto è la sensazione di aumento di intensità del suono quando si accendono i tre compressori simultaneamente, nonostante il livello RMS resti circa invariato e i true peak vadano giù.

Questo è esattamente ciò che cerchiamo in questa fase, ovvero riduzione dei true peak e aumento di potenza del suono.

4) Correzione tono

Siamo al quarto step del mastering.

Dopo aver gestito la dinamica, di solito mi occupo del tono, la parte probabilmente più delicata.

A tal fine, in genere è molto utile il confronto con brani simili.

Ed ecco che partono i ping pong di ascolto tra brani di Spotify, e quello che stiamo masterizzando.

In realtà, esiste un plugin molto utile per correggere il tono, ovvero il Tonal Balance Control 2, della iZotope.

Purtroppo non credo esista al momento un plugin gratuito che faccia un lavoro identico a quello del Tonal Balance Control, anzi, se ne conosci uno, indicalo pure in un commento alla fine di questo articolo.

Tuttavia, come alternativa free si può utilizzare il Voxengo SPAN, un ottimo tool di monitoraggio spettrale, che possiamo utilizzare ad esempio per confrontare lo spettro del brano che stiamo masterizzando con quello di un altro brano di riferimento.

Tonal Balance Control 2: arma segreta del mastering

Con il Tonal Balance Control capiamo se il suono è bilanciato rispetto a un pattern a scelta, che riferisce a un genere musicale.

Per questo brano ho scelto il pattern modern, che è modellato sullo spettro di brani pop moderni.

Guardando il grafico del plugin capiamo se, per ciascun range di frequenze, c’è eccesso o carenza di intensità.

Nel caso specifico notiamo che, in proporzione al resto, i bassi sono troppo enfatizzati e, al contempo, c’è una leggera carenza di medio-alti.

Una volta individuati i range di frequenze critici, possiamo correggere con l’utilizzo di un equalizzatore.

In questo caso ho utilizzato il FabFilter Pro-Q3, che toglie qualcosa alle basse e intorno agli 800 Hz in modo dinamico, cioè solo quando si supera una certa soglia di intensità.

mastering - correzione bassi

A seguire ho scelto un equalizzatore passivo stile Pulteq, il Logic Tube EQ, che è incluso nelle ultime versioni di Logic.

Il plugin essenzialmente aggiunge qualche dB a 12 kHz, intorno a 620 Hz e 4400 Hz.

Al posto del Tube EQ, che comunque è fornito gratuitamente insieme alle ultime versioni di Logic, puoi utilizzare il plugin free PTEq-x della Ignite Amps.

mastering - pteq-x

Mentre al posto del FabFilter Pro-Q3, un plugin per quanto ne so quasi insostituibile, una possibile alternativa free è il già citato Tokyo Dawn Records NOVA.

5) Exciting

Quinto step.

Dopo che dinamica e tono sono sistemati, possiamo saturare con degli exciter.

Aggiungendo exciting, il suono diventa più ricco e viene massimizzata la resa un po’ su tutti gli impianti sonori.

È uno step quasi obbligatorio quando si lavora in digitale, perché il suono, di per sé, è povero di tutta la colorazione musicale e il calore tipicamente impressi dai dispositivi analogici.

I primi due plugin, il CLA-2A e l’SSL Comp hanno fatto la loro parte in tal senso, e degli exciter sono stati utilizzati anche durante il mixing, ma un po’ di saturazione in più, in questo caso, male non fa.

Quale exciter utilizzare?

Di exciter ne esistono davvero tanti.

Qui ho utilizzato i plugin della Waves Vitamin, che è davvero fenomenale, e il Greg Wells MixCentric.

Quest’ultimo, con una sola manopola modella e arricchisce il carattere e l’inviluppo del suono, rendendolo più mainstream.

A seguire abbiamo la parentesi di una piccola correzione dinamica, ovvero un’attenuazione di qualche dB intorno ai 5 kHz, per sistemare qualche sibilanza sfuggita dal controllo.

Infine, abbiamo altri due exciter, il Cobalt Saphira, per l’aggiunta di tridimensionalità, e il Kramer Master Tape, per un po’ di saturazione stile registratore a nastro magnetico.

Degli exciter free che possiamo utilizzare in alternativa a quelli appena visti sono:

♦ Voxengo Tube Amp, un generatore di armoniche stile triodo valvolare.

♦ Analog Obsession Konsol, che permette di scegliere fra tre tipologie di saturazione: valvolare, a transistor e ottica.

♦ Bpb Saturator, un interessante saturatore a basso impatto computazionale, che permette di scegliere fra saturazione di tipo valvolare e a nastro magnetico.

6) Correzione risonanze

La catena di processing a cui è stato sottoposto il brano fin qui potrebbe aver introdotto o accentuato risonanze.

Per individuarle e ridurle, di solito utilizzo uno degli strumenti a mio avviso più adatti a tale scopo, ovvero il FabFilter Pro-Q3.

Il plugin indica le risonanze in tempo reale, con precisione millimetrica, e permette di attenuarle con un semplice click.

mastering - fabfilter

7) Immagine stereo

Settimo step, immagine stereo.

Talvolta certi brani dal punto di vista dell’immagine stereo suonano troppo stretti o troppo larghi.

Non è il caso di Too Pink, per il quale l’immagine stereo è stata ben curata già in fase di sound design e mixing.

Comunque, per sistemare l’immagine stereo tipicamente utilizzo l’Ozone Imager, che è davvero potente e di cui ne esiste una versione free, che trovi a questo link.

mastering - ozone imager

8) Loudness e limiting

Siamo all’ottavo e penultimo step.

Se finora abbiamo lavorato bene, il brano dovrebbe risultare dinamicamente ben controllato e avere un tono bilanciato e in linea con il genere musicale di riferimento.

Inoltre, dovrebbe essere ricco di armoniche, privo di risonanze eccessive e avere una buona immagine stereo.

A questo punto, grazie soprattutto al bilanciamento dello spettro e all’assenza di picchi fuori controllo, possiamo aumentare il gain del limiter e portare la loudness a un livello competitivo, senza compromettere la dinamica del brano.

Per essere competitivi ci serve una loudness di almeno -14 dB LUFS, che è lo standard di Spotify (per maggiori informazioni, leggi questo articolo).

Tuttavia, buona parte della musica mainstream di oggi ha loudness che oscilla tra -14 e – 9 dB LUFS.

Massimizzare loudness

Per raggiungere lo scopo, applichiamo un limiter che limiti il true peak e massimizzi il guadagno.

Di solito utilizzo i limiter Waves della serie L, in particolare l’L1 e l’L2.

In questo caso ho utilizzato l’Ozone Maximizer, che ha la funzione Intelligent Release Control (IRC), una tecnologia in grado di massimizzare il livello sacrificando al minimo dinamica e chiarezza.

Il plugin è dotato di diverse modalità, che differiscono essenzialmente per il carattere che imprimono e per l’utilizzo di CPU (per ulteriori dettagli, leggi qui).

Per questo brano ho scelto la modalità IV con variante modern, che è quella che, dopo alcuni ascolti, mi ha convinto di più.

mastering - maximizer

Settiamo out level massimo a -2 dB, per lasciare spazio al prossimo plugin, e impostiamo la threshold in modo da avere una gain reduction massima di 3-4 dB.

Con questo plugin essenzialmente massimizziamo il livello medio del suono, sfruttando algoritmi sofisticati.

Comunque, se non possiedi l’Ozone Maximizer, un’ottima alternativa free è il LoudMax.

Raggiungere loudness target

Con l’ultimo plugin andremo a ottimizzare ulteriormente il livello del suono per raggiungere la loudness target.

Si tratta del WLM Loudness Meter, che, oltre a monitorare il livello di loudness, permette di raggiungere la loudness desiderata, impostando in modo opportuno il gain del limiter incorporato.

In sostanza, la strategia adottata è la seguente: con il primo limiter massimizziamo la loudness, con il secondo la portiamo al valore desiderato.

Vengono quindi utilizzati due limiter che, in un certo senso, si dividono il lavoro, ma nulla vieta di utilizzarne uno soltanto.

Nel secondo limiter, come prima cosa settiamo il true peak massimo a -1.

Poi impostiamo la loudness target al valore massimo consentito dal plugin, ovvero -9 dB LUFS.

In seguito, riproduciamo tutto il brano, in modo che il plugin possa calcolarne la loudness effettiva.

Alla fine il plugin ci dirà di quanto dobbiamo aumentare o abbassare il gain per raggiungere il valore target.

Dopo aver fatto suonare tutto il brano, correggiamo il gain cliccando su trim e verifichiamo, come ultimo, che la gain reduction non sia eccessiva, ovvero che non sfori i 2-3 dB.

Altrimenti, vorrebbe dire che il plugin comprime troppo e, in tal caso, dovremmo accontentarci di una loudness minore, oppure fare interventi mirati a monte.

In questo caso, nei momenti clou del brano la gain reduction massima è di circa -2.6 dB, valore che possiamo accettare.

Come limiter gratuito in sostituzione al WLM Loudness Meter, possiamo utilizzare, ad esempio, il Limiter No6, monitorando il livello di loudness con il sistema di monitoring della DAW.

Quindi, nel caso di Logic, monitoriamo con il plugin Loudness Meter, e andiamo a tentativi, fino a ottenere il livello desiderato.

9) Export

Ciò che resta da fare è esportare la traccia finale per la distribuzione.

Il formato che sicuramente va bene per la distribuzione su tutte le piattaforme è wave 16 bit con sample rate 44.1 kHz.

Dopodiché possiamo scegliere fra diversi algoritmi di dithering.

Il dithering in pratica consiste nell’aggiunta di rumore con lo scopo di minimizzare la distorsione armonica causata dal troncamento della risoluzione dei campioni.

In questo caso, la risoluzione viene troncata da 24 a 16 bit, quindi, per ottenere un suono migliore, conviene applicare il dithering.

In Logic possiamo scegliere fra 4 algoritmi di dithering, ovvero:

♦ POWr #1, che si presta bene per la riduzione del rumore di quantizzazione;

♦ POWr #2, che è ottimizzato per estendere il range dinamico di 5-10 dB su un esteso range di frequenze;

♦ POWr #3, che estende il range dinamico di 20 dB, ma solo tra i 2 e i 4 kHz, ovvero dove l’orecchio umano sente di più;

♦ UV22HR, che offre la migliore risoluzione possibile quando si tronca da 24 a 16 bit.

Per questo brano ho scelto l’algoritmo UV22HR.

mastering - export

Conclusione

Bene, abbiamo visto come è stato fatto il mastering del brano Too Pink di Fabrizio Sicuro, di cui ti ricordo il link a Spotify e al videoclip musicale.

Come al solito, se ti interessa approfondire qualche aspetto o hai suggerimenti per i prossimi contenuti, scrivilo pure in un commento.

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Se l’articolo ti è piaciuto, mi raccomando, metti un bel like e condividi 🙂

A presto e buona musica,

Fabio

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